L'INFIAMMAZIONE CRONICA E' CAUSATA DAI CARBOIDRATI

L’infiammazione cronica rappresenta indubbiamente una delle malattie degenerative più pericolose per la nostra salute. Tale stato patologico è caratterizzato da un aumento della quantità di acqua nella matrice extracellulare, che a sua volta causa l’effetto di raggrinzimento ed espansione del volume cellulare, invertendo la polarità della cellula.
Gli effetti sono dovuti alla modifica dell’equilibrio tra la matrice extracellulare e le stesse cellule, a seguito di una quantità eccessiva di acqua e quantità di gradienti non corretti (sodio e potassio). Ciò causa uno stress eccessivo alle cellule, portandole all’apoptosi e quindi in ultimo alla senescenza. Avrete sicuramente notato che gli anziani, nonostante non mangino molto, spesso sono gonfi, doloranti e con problemi di deambulazione. Ebbene, oggi sappiamo che tale stato patologico diventa irreversibile, subendo un’accelerazione devastante che conduce alla morte. Quello che non ci dicono i medici, è che i carboidrati con il meccanismo della ritenzione idrica, simulano lo stato cronico dell’infiammazione (pur non avendone le cause patologiche), inducendo però il nostro corpo a subirne comunque gli effetti. La prova è davanti ai nostri occhi. Osservate le persone che ci sono accanto. Le persone obese o in sovrappeso, ma anche le persone magre, dopo i 30 anni iniziano ad avere l’ovale del viso gonfio, un colore della pelle non più roseo (grigio e rossastro). Ciò perché i nostri tessuti sono pieni di acqua. Un po’ come succede con gli animali di allevamento. Chi ha avuto la fortuna di mangiare carne di pollo allevato da contadini, avrà notato una certa differenza con l’equivalente acquistato nel supermercato. La prima è molto più dura e non si stacca dall’osso, l’altra invece è più morbida (quasi gelatinosa) e si stacca facilmente.
Sapete cosa mangiano i polli allevati per il canale distributivo del supermercato?
Cereali. Lo stesso accade con la carne di manzo, che quando la cuocete in padella è come se si ritirasse. Questi animali sono allevati solo a cereali, così crescono più in fretta e quando sono venduti, pesano di più (perché sono pieni di acqua). Ebbene, quando noi mangiamo cereali il nostro corpo reagisce esattamente allo stesso modo.
Sostanzialmente siamo polli allevati a cereali!
L’integrazione può essere un valido aiuto su vari fronti per prevenire e curare questa patologia.
1) I micronutrienti fondamentali per contrastare l’infiammazione cronica sono: La vitamina D che permette la modulazione del sistema immunitario contrastando l’infiammazione. Difatti interagisce con i linfociti richiamati in sito e con le interleuchine che aumentano e promuovo i fattori infiammatori.
Gli omega 3, perché diminuiscono la produzione di eisocanoidi cattivi, ad opera degli omega 6.
Il potassio in modo di aumentare la quantità di questo minerale al l’interno delle cellule e proteggendole dall’azione violenta dell’insulina (azione osmolare).
2) Contrastare la formazione di radicali liberi, la cui produzione è maggiore nelle fasi infiammatorie. Elenco dei nutrienti necessari: esperidina, picnogenolo, quercitina, resveratrolo, l’epigallocatechina gallato, chiodi di garofano, origano, cannella, pepe nero, curcuma, taurina, Nacetil cisteina, molibdeno, selenio, cromo, coenzima Q10, acido alphalipoico, vitamina E, vitamina C, vitamina A. Le spiegazioni sul loro effetto le trovate nel capitolo “Il tumore ed i carboidrati insulinici”.
3) Contrastare le infiammazioni ripristinando l’omeostasi dei tessuti, utilizzando le spezie per il loro potere antiinfiammatorio. Elenco dei nutrienti necessari: vitamina B9, chiodi di garofano, origano, zenzero, cannella, pepe nero. Le spiegazioni sul loro effetto le trovate nel capitolo “Le malattie intestinali ed i carboidrati insulinici”

    

Posted by Tiziana Tabacco on Thursday 31 July 2014
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CIBO COME DIVERTIMENTO

 

"Quando utilizzi il cibo come divertimento il tuo corpo non lo considera affatto un divertimento. Fatica più a lungo e non può annullare gli effetti del trattamento inadatto. Accumula più peso che porta più pressione sul cuore. Le arterie si ingrossano, con lo stesso effetto sul cuore.


Potresti definire in un altro modo il Divertimento, sicuramente. Si potrebbe decidere che il "divertimento" consiste nel fatto di essere sano e felice. Ma questo significherebbe cambiare tutte le tue idee riguardante il cibo."

Neale Donald Walsch

Posted by Tiziana Tabacco on Thursday 31 July 2014
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MANGIARE SENZA AVERE FAME

Mangiare senza avere fame

mangiare senza avere fame, i 10 motivi che spingono a farlo e come ovviare al problema

 

 

 

Mangiare senza aver fame capita un po’ a tutti. Perchè ci sentiamo tristi e vogliamo colmare il vuoto che è dentro di noi, perchè siamo felici e ci viene voglia di fare festa organizzando un festino mangereccio in prossimità del frigorifero aperto.

O ancora perchè la noia ci attanaglia e vogliamo passare un po’ di tempo “facendoci del male”. O perchè il cibo è in bella vista, non si può fare a meno di osservarlo e sembra parlarci dicendoci “mangiami..mangiami”, o quando ci viene offerto durante un compleanno a cui non si può dire di no, altrimenti i padroni di casa rimangono male.

Sono tanti i motivi per cui abbiamo mangiato qualcosa pur non avendo appetito. Va bene se lo facciamo ogni tanto, ma prenderla come un’abitudine può far male alla salute. Personalmente mi capita di mangiare senza fame quando sono sotto stress ed ogni momento è buono per perdere il controllo sull’alimentazione. Su Sharkpeople troviamo le ragioni più comuni per cui ci abbuffiamo per qualsiasi motivo che non sia la fame, e qualche consiglio per non perdere il controllo sul peso e nutrirci in maniera sana.

Da tenere appunto presente che basta manchi un singolo nutriente al nostro corpo per avere sensazioni che spingono a mangiare.

 

 

Posted by Tiziana Tabacco on Thursday 31 July 2014
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LA DIETA ESTIVA DEI BAMBINI

I ragazzi durante l'estate hanno un meccanismo di autoregolazione più funzionale rispetto a quello degli adulti. Ecco alcuni suggerimenti sull'alimentazione dei più giovani nei mesi caldi.

In estate si brucia meno energia per mantenere costante la temperatura corporea rispetto a quando fa freddo e, di conseguenza, l’organismo ha bisogno di assumere una quantità minore di calorie attraverso l’alimentazione. I piccoli, in particolare, hanno un meccanismo di autoregolazione più funzionale rispetto a quello degli adulti e, per questo motivo, quando fa caldo tendono a diventare inappetenti. Con grande preoccupazione dei loro genitori che spesso, sbagliando, commettono l’errore di insistere o addirittura forzarli a mandare giù qualche boccone in più. Un ottimo metodo per fare interpretare il cibo come una specie di punizione e rischiare di trasformare una fisiologica e temporanea svogliatezza estiva in un vero e proprio disturbo dell’alimentazione. E’ bene, quindi, imparare a rispettare le esigenze dei propri bambini, puntando su una dieta bilanciata, leggera e ricca di vitamine. E soprattutto, è fondamentale evitare la disidratazione dovuta ai liquidi e sali minerali persi con la sudorazione. Come? Tanta acqua, ma anche succhi di frutta, spremute, verdura e frutta. Per gestire il quotidiano bisogna tuttavia avere le idee chiare anche su altri aspetti del regime alimentare più corretto per un bambino che sta crescendo e che, nonostante le alte temperature, è abituato a consumare molte energie muovendosi e giocando. 

Ecco dunque il vero e falso dell'alimentazione dei piccoli:

1. D’ESTATE NON SONO NECESSARI I 5 PASTI AL GIORNO — Falso. Una distribuzione equilibrata delle calorie è sempre utile per il mantenimento della salute. L’organismo umano, consuma continuamente energia, gli alimenti suddivisi in 5 pasti forniscono le sostanze necessarie per garantire il fabbisogno energetico e le necessità dei diversi organi senza incorrere in eccessi o in difetti. Importante tuttavia evitare il consumo di alimenti al di fuori di tali occasioni, promuovere e valorizzare la colazione sia come quantità che come qualità, imparare a scegliere gli alimenti più corretti per spuntini e merenda. A tale proposito è utile ricordare che lo spuntino del mattino deve prevedere il 5% di tutte le calorie necessarie ogni giorno e la merenda di metà pomeriggio il 10%. Gli alimenti consigliati, da variare settimanalmente sono: frutta di stagione o spremute; yogurt parzialmente scremato; pane integrale (ad esempio pane e olio o pane e pomodoro), fette biscottate, prodotti confezionati nutrizionalmente adeguati, gelato.

2. NON SI DEVE BERE TROPPO, PERCHÉ ALTRIMENTI SI SUDA — Falso. Bambini e adolescenti devono bere a volontà per poter reintegrare le perdite di liquidi. La disidratazione è sempre dietro l’angolo in quanto la specie umana, a differenza di quella animale non riesce, bevendo, a introdurre subito tutti i liquidi davvero necessari.

3. PER LA PRIMA COLAZIONE OCCORRE SEMPRE PRENDERE QUALCOSA DI CALDO — Falso. I ragazzi, soprattutto nelle giornate afose, rifiutano a colazione i cibi caldi come ad esempio il latte o il tè. Per evitare che la saltino è sufficiente proporre loro alimenti appetitosi e magari inediti. Bene yogurt, prosciutto e melone, succhi di frutta, latte freddo, eventualmente con cereali secchi.

4. PER LA MERENDA È SUFFICIENTE IL GELATO — Vero. Abbiamo detto che la merenda deve fornire il 10% di tutte le calorie necessarie ogni giorno, perciò 120 a due anni, 150 a quattro, 170 a sei, 200 da otto anni a dodici; ebbene, 100 grammi di gelato fiordilatte contengono 218 calorie, mentre quello alla frutta 165. Da tenere presente che il gelato fornisce oltre al giusto apporto calorico, anche elementi importanti per la crescita come proteine, calcio, fosforo, ferro e vitamine A, B1 e B12. Va bene sia quello artigianale che quello confezionato. Quindi nessun problema.

5. IL LATTE È DA PREFERIRE A UNA BIBITA ANALCOLICA — Falso e vero. Innanzitutto, il latte è un alimento e non una bevanda. Un alimento ricco per altro di importanti nutrienti. Detto ciò, non si può trascurare il fatto che molti bambini (circa il 5% nella popolazione bianca, ma sino al 50-80% nelle minoranze etniche) sono intolleranti al lattosio, lo zucchero contenuto nel latte. La quantità di latte e latticini tale da determinare sintomi di intolleranza è molto variabile. Molti soggetti che hanno una ridotta attività intestinale della lattasi, l’enzima che scompone il lattosio in zuccheri più semplici, possono bere un bicchiere di latte senza alcun problema. Analogamente, i formaggi stagionati, che hanno un basso contenuto di lattosio, e i prodotti a base di latte fermentato, come lo yogurt, sono in genere ben tollerati. Inoltre, l’introduzione costante di cibi contenenti lattosio nell’ambito dei pasti induce un progressivo adattamento e la riduzione della quantità totale di lattosio ingerita in un solo pasto può migliorare la tolleranza negli individui sensibili.

6. D’ESTATE SI DEVE EVITARE DI MANGIARE PASTA E RISO — Falso. Pasta e riso sono alimenti completi che possono essere proposti ai bambini in molti modi in funzione dei loro gusti. La pasta rispetto al riso ha un contenuto calorico leggermente superiore, è più ricca di lipidi, proteine e fibre mentre è più povera di acqua e carboidrati. Occorre però precisare che il riso, pur avendo un contenuto proteico inferiore alla pasta, ha un indice chimico (il rapporto tra la quantità di un dato aminoacido in un grammo della proteina in esame e la quantità dello stesso aminoacido in un grammo della proteina di riferimento biologica che è l'uovo) superiore che lo rende sotto questo punto di vista equivalente, se non addirittura superiore alla pasta. Più è alto questo indice e maggiore sarà la percentuale di aminoacidi essenziali. Il riso è anche più digeribile poiché l'amido di riso è composto da granuli di dimensioni inferiori ed è povero di amilosio: necessita solamente di 1 o 2 ore di attività gastrica contro le 3 o 4 ore della pasta.

7. SE SI FA ATTIVITÀ FISICA NON SI DEVE BERE TROPPO — Falso. Quando l’esercizio fisico è intenso e soprattutto quando fa molto caldo si deve bere prima di iniziare e poi almeno ogni 20 minuti, senza aspettare di avere sete.

8. CON IL CALDO NON SI DEVE MANGIARE LA CARNE — Falso. Si dovrebbe mangiarla minimo tre volte la settimana, perciò, visto che quasi sempre non è molto gradita dai giovani, è bene sostituirla con altri alimenti ricchi di proteine come uova, formaggio e, specialmente se siamo al mare, pesce, che tra l’altro è un’ottima fonte di Omega-3, che aiutano lo sviluppo delle funzioni intellettive e del sistema immunitario.

9. I FRITTI D'ESTATE FANNO BENE — Vero. I fritti (si possono iniziare a far mangiare dal terzo anno di età) sebbene richiedano molto tempo per essere digeriti, e di conseguenza devono essere proposti con molta parsimonia, sono in genere molto appetitosi, quindi particolarmente indicati in questo periodo, in cui l’appetito lascia a desiderare. Un’unica indicazione: scegliere l’olio extravergine di oliva o di girasole, da usare una sola volta.

10. SONO NECESSARI FARMACI CHE STIMOLINO L'APPETITO — Falso. Non è necessario. L’inappetenza è provocata dal caldo, perciò basta aspettare che la temperatura si normalizzi e i ragazzi ritorneranno a mangiare come e più di prima. Il miglior sistema per stimolare l’appetito è quello di far svolgere attività fisica, perciò anche se fa caldo, vita all’aria aperta, sport e movimento in generale, e limitare al massimo tutte le attività sedentarie, prima fra tutte televisione e pc.

Articolo tratto da gazzetta.it (Con la collaborazione della Dott.ssa Elvira Verduci, Pediatra, Dottore di ricerca in nutrizione Clinica dell’Ospedale San Paolo di Milano)

Posted by Tiziana Tabacco on Tuesday 29 July 2014
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IPERTENSIONE

L’ipertensione è un problema che interessa, solo in Italia almeno 15 milioni di persone, con un’incidenza e un tasso di mortalità preoccupanti: circa 240 mila decessi, pari al 40% di tutte le morti legate a patologie cardiovascolari.

“Conosci i valori della tua pressione e raggiungi l’obiettivo”: questo lo slogan che anima la VII Giornata Mondiale contro l’ipertensione arteriosa. Il 17 maggio gli esperti della SIIA, Società Italiana Ipertensione Arteriosa, sono scesi in campo, con 100 postazioni sparse in tutto il territorio italiano per informare e sensibilizzare su questa patologia così diffusa, ma altrettanto trascurata. Numerose le iniziative tra cui misurazione della pressione e consulenze gratuite, anche presso i Centri Ospedalieri per l’Ipertensione Arteriosa, aperti per l’occasione, e presso numerose farmacie, grazie alla collaborazione con la Federazione Ordini Farmacisti Italiani, Fofi, e Federfarma. Il personale specializzato ha distribuito materiale informativo e a tutti gli interessati ha offerto la misurazione gratuita della pressione arteriosa.                                                               

                                                                                         

LO SPORT COME CURAL’ipertensione può essere tenuta sotto controllo in diversi modi. Farmacologicamente, riducendo il proprio peso corporeo, cercando di limitare al massimo i fattori stressanti, moderando gli alcolici, eliminando droghe e fumo, praticando attività fisica. Dal momento che lo sport non solo riduce sovrappeso e stress, ma arreca all’organismo ulteriori benefici, specie al sistema cardiovascolare, ecco che si dimostra tra le tante ‘terapie’ quella più soddisfacente e completa, sia a livello di prevenzione che di trattamento. Numerosi studi hanno, infatti, già da tempo dimostrato che, non solo, ogni chilo perso si traduce in 1 mmHg in meno di pressione sia massima che minima, ma anche che un regolare esercizio fisico in pazienti con ipertensione lieve o moderata riduce la pressione arteriosa sistolica di 8-10 mmHg e quella diastolica di 7-8 mmHg. In pratica, l'esercizio fisico è in grado di diminuire di circa il 50% il rischio di danni cardiovascolari e cerebrali causati da una pressione eccessiva. Una riduzione che tutti voi potete direttamente controllare, dal momento che l’allenamento ha un effetto ipotensivo anche a breve termine: dopo aver eseguito un esercizio di tipo aerobico di 30-40 minuti, per circa 13 ore la vostra pressione rimarrà più bassa di 5-8 mmHg. Ma come si spiega dal punto di vista strettamente scientifico un simile beneficio? Sono tre i fattori che incidono maggiormente. L’aumentata capillarizzazione a livello muscolare e cardiaco che sviluppa un micro ciclo coronarico; il maggiore apporto di sangue ed ossigeno a tutti i tessuti ed in particolare al muscolo cardiaco; la riduzione delle resistenze periferiche, sia grazie alla diminuzione dell'attività di alcuni ormoni e dei loro recettori (catecolamine), sia grazie all'aumento del letto capillare.

LO SPORT PIU' ADATTOLo sport più indicato per chi soffre di pressione alta deve innanzitutto essere aerobico, ovvero un’attività fisica di durata di almeno 30 minuti, svolta a media intensità, quindi non superando mai il 70% del massimale di soglia aerobica, praticata regolarmente per minimo tre/quattro volte alla settimana. Tipici esempi di lavoro aerobico sono la marcia, il jogging, la corsa, il nuoto di resistenza ed il ciclismo. Per quanto concerne l’impatto sul paziente iperteso delle tante discipline sportive ad impegno misto, che hanno cioè sia una componente anaerobica che aerobica, come lo sci, il tennis, il calcio, il basket e altre, la scienza ad oggi ancora non si pronuncia in modo definitivo ed inequivocabile. Mentre rivalutata negli ultimi tempi, è l’attività di tonificazione (con o senza pesi e se abbinata ad un programma cardio) in passato assolutamente controindicata. E’ infatti risaputo che durante la contrazione muscolare si verifica una parziale occlusione dei vasi sanguigni che produce un aumento delle resistenze periferiche ed un maggiore lavoro del cuore costretto a contrarsi per contrapporsi a queste maggiori resistenze. Di conseguenza, la pressione arteriosa sistolica (pressione massima) aumenta bruscamente fino a raggiungere anche valori di 300 mmHg contro i normali 120 mmHg. Questo brusco innalzamento è potenzialmente pericoloso per cardiopatici, ipertesi e diabetici. Viceversa questa tipologia di attività fisica diviene utile e priva di rischi se si seguono le seguenti indicazioni: si deve procedere con gradualità; il numero di ripetizioni per esercizio deve essere elevato (20-25 o più ripetizioni); i carichi utilizzati devono essere moderati (40-60% del massimale); si deve eseguire una corretta tecnica di respirazione, inspirando durante la fase di scarico dell'esercizio, tipicamente quando il peso ritorna alla posizione iniziale, ed espirando durante la fase di carico dell'esercizio, ovvero quando si fa più fatica; - se non si è esperti è consigliato affidarsi ad un personal trainer qualificato che imposti il programma di allenamento e segua l’esecuzione degli esercizi.

Tratto da gazzetta.it

 

Posted by Tiziana Tabacco on Tuesday 29 July 2014
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